
Ho incontrato, la sera del 7 aprile, un folto gruppo di persone legate alla mia persona perché, indipendentemente da come andrà il risultato elettorale, sentivo il desiderio di condividere con loro la gioia di essere stata scelta fra tanti quale candidata nella lista civica per Rutelli al Comune di Roma. Questo è il testo del mio discorso introduttivo alla serata che mi fa piacere condividere con i visitatori del mio blog.
La richiesta di candidatura mi è venuta direttamente da Francesco Rutelli che, di fronte alla mia titubanza, ha insistito e si è detto felice se avessi accettato. Questo è stato per me molto gratificante perché mi ha fatto capire che tutto ciò che ho fatto in tanti anni non è stato inutile: le mie scelte di impegno sociale, tutte le battaglie legate alle mie esperienze personali e poi il lavoro nell’ambito del volontariato sono stati apprezzati e non sono stati invano. Per me già questo si può considerare una vittoria, un traguardo che avrei detto impossibile da raggiungere.
Quasi tutti voi avete avuto modo di conoscere la mia storia e dunque non ho bisogno di ripeterla ma è importante per me sottolineare che tutto è cominciato proprio dalle esperienze particolari che il destino mi ha riservato. A volte mi chiedo cosa sarebbe stata la mia vita, e quella dei miei figli se non avessi combattuto e preteso, per loro e anche per me e Giovanni, una vita normale, evitando di piangerci addosso e di vivere tra rammarichi e rimpianti.
Cosa sarebbe accaduto al mio Fabrizio se non lo avessimo agevolato ad esprimere quell’ intelligenza acuta e ricca di desiderio di conoscenza che era racchiusa in lui? Ovviamente, pretendere il giusto spazio, sostenere il nostro diritto ad una vita normale ha richiesto di lottare molto, anche contro una società che non dava effettiva cittadinanza alle persone “diverse”.
Ed è stato proprio allora, in tanti anni di sofferenze nascoste, celate agli sguardi degli altri per non mostrare debolezza, agli estranei ma neppure ai figli, che si aspettavano da noi una forza senza eguali per essere difesi da tutto e da tutti, ecco, è stato proprio così che, piano piano, sono diventata una tigre.
Oggi si potrebbe dire che erano altri tempi, che non è così, che la società si è evoluta, che siamo tutti più maturi, che i giovani hanno mente più aperta, ma in realtà non è così: accanto a straordinari esempi di solidarietà si svolge una quotidianità più mediocre, dove il diverso è oggetto frequente di aggressioni, soprusi e dileggio.
Tutto ci disturba: il vicino, l’immigrato, il compagno di scuola ed allora ecco che dobbiamo continuare a testimoniare e insegnare tolleranza, solidarietà, il buon vivere civile.
Se dovessi superare anche questo esame metterò dunque a disposizione degli altri la mia tenacia, la mia passione e tutta l’esperienza che ho accumulata in questi anni.
Durante il mio percorso di vita ho incontrato tante persone che mi hanno aiutato a fare delle scelte giuste, che mi hanno sostenuta quando ero io a dover prendere delle decisioni, che mi hanno teso una mano quando mi vedevo persa. Questa sera volevo ringraziare alcune di loro e presentarvele se ancora non avete avuto modo di conoscerle.
Franco Poggianti il primo direttore responsabile del giornale “Il Caleidoscopio Nato per non essere soli”. Senza di lui il nostro piccolo giornale non avrebbe mai superato le mura della stanza di Fabrizio per far volare lontano le sue parole. Sulle pagine del giornale ho avuto modo di scrivere le mie opinioni, di denunciare, di parlare di pari opportunità ma anche di scrivere le mie poesie. Grazie Franco.
Giulio Cederna, giornalista e scrittore, figlio del grande Antonio Cederna. L’amico caro di Fabrizio, colui che gli ha dato la possibilità di esprimersi in un vero gruppo di lavoro, in un vero ufficio. Credo che quelli siano stati per Fabrizio i mesi più belli. Ed è grazie a Giulio che mi sono ritrovata a collaborare con loro e a capire che anche per me c’era la possibilità di esprimermi. Grazie Giulio
Luca Raffaelli, giornalista e scrittore, direttore artistico del Festival Internazionale del film di Animazione, che ha condiviso con Fabrizio le battaglie contro le censure sui fumetti manga. Grazie a lui Fabrizio ha avuto modo di collaborare con il Festival ed è sempre per merito suo che un pezzo di muro è caduto. Oggi ho preso il posto di Fabrizio e cerco di portare avanti le sue idee con il Premio Fabrizio Bellocchio, anche se con molte difficoltà perché non è proprio il mio campo ma spero di non deludere l’amico Luca. A proposito Luca, volevo dirti che mi sento come il Pesce Pinolo della tua favola, chissà se riuscirò a raggiungere la cima dell’albero Armando! Grazie Luca
Cristiano De Scisciolo, Giulia Gatti, Luca Soncini, Ernesto Piro e tanti altri amici che insieme a Fabrizio hanno portato avanti il giornale ed oggi, insieme a me e Giovanni, continuano nell’Associazione fondata in suo nome.
Grazie a voi tutti per l’affetto che ancora oggi ci portate.
Aurelio e Flora Cordi: come non parlare dell’amico più caro di Fabrizio e di sua moglie Flora che ci sono sempre stati cari come figli. E’ stato grazie a Flora ed Aurelio che mi sono avvicinata ad AICH-ROMA Onlus. All’inizio, quando mi è stato proposto di diventare la responsabile di una associazione di malati, il solo pensiero mi faceva star male ma poi ho capito che queste persone avevano bisogno di me e che potevo essere loro di aiuto proprio perché avevo affrontato non poche avversità. Oggi, a distanza di cinque anni, sono contenta di non aver ceduto allo sconforto iniziale e di aver accettato di aiutare l’Associazione: sono diventata più serena, ho conosciuto tante persone che mi apprezzano per ciò che sono e per quello che posso dare loro, abbiamo avuto importanti risultati e ne sono davvero fiera.
Vorrei ringraziare anche tutto il consiglio direttivo AICH qui presente che non ha esitato a schierarsi al mio fianco e che mi ha dato tutto il suo appoggio. Grazie a Francesca Rosati, presidente dell’Associazione, a Lillo Dominicis, a Paola Zinzi, a Lucia Angelica, a Edmondo Proietti, a Giancarlo Martufi ed un grazie particolare alla dott.ssa Jacopini, perché ha sempre creduto nelle mie capacità.
E infine, amici carissimi, permettetemi di fare un ultimo ringraziamento ad una persona senza la quale non avrei potuto fare nulla di tutto ciò di cui ho parlato, il mio amatissimo figlio Fabrizio, perché senza di lui non ci sarebbe stato il giornale, non ci sarebbe stata l’esperienza di Amref, non sarei mai arrivata all’Aich e Francesco Rutelli non avrebbe mai chiesto di candidarmi. Dunque un pensiero grande a Fabrizio mio, mio e di Giovanni, che noi sentiamo sempre infinitamente vicino.
Per tutte queste cose, grazie ancora a tutti!


